beteavon

Buon appetito kasher a tutti

Taieddhra di Riso Patate e… Acciughe

Questo sarà un post di N.B.

Il primo Nota Bene è il più importante: questa ricetta contiene pesce e pecorino cucinati assieme. Chi non lo gradisse o si astenesse dal consumare pesce con formaggio, per scelte religiose, può sempre omettere il pecorino e aumentare le dosi del trito parve.

Il secondo N.B. è una semplice spiegazione “secondo me”: La Taieddhra, etimologicamente e spero di non sbagliare dizionario, è l’antico coccio pugliese per le cotture in forno. La Taieddhra proposta da Cristian per L’M.T.C. di maggio, presa alla lettera, sarebbe qualcosa di impossibile da cucinare, per il modo in cui cucino io. Per fortuna, le regole del Menù Turistico prevedono di elaborare, creare, cambiare, secondo la libertà di intolleranze alimentari, culture religiose, posti in cui si abita e scelte di vita, pur mantenendo un filo “logiculinario” con la ricetta originale. Avevo grossi dubbi, all’inizio, se chiamarla Taieddhra oppure no, ma, se si può chiamare “Tagine di”… verdure, pollo, pesce, qualsiasi ingrediente, cotti nella caratteristica tagine, sempre di coccio, allora posso chiamare questo piatto con il suo nome, anche senza i muscoli (i muscoli sono le cozze, per chi non fosse ligure).

Terzo N.B. Grazie a Cristian, che mi ha fatto conoscere un piatto della stupenda cucina pugliese di cui ignoravo l’esistenza (ché non si finisce mai di arricchirsi di cultura, anche se le culture sono diverse) e grazie a tutte le signore dell’M.T.C., che non si fermano davanti alle particolarità di un piatto, ma guardano soprattutto “avanti”.

Quarto N.B. Nella mia Taieddhra, l’unico “ingrediente pugliese” è, appunto, il tipico coccio da forno, per altro comprato qui vicino, provincia di NO, profondo nord, da un signore di Lecce che li produce qui. Il riso è Carnaroli “di casa mia”, i pomodori sono Pachino, il Pecorino è romano di Yotvata, l’olio e i pinoli sono toscani, l’origano è il mio, il sale è siciliano di Trapani e pure certificato kasher, il “pangrattato”, gluten free e sempre certificato K, viene da Brooklyn, NY, perché qui abbiamo anche questi problemi. Le acciughe fresche spero vengano dal mar ligure, ma dubito, però erano delle gran belle acciughe! Non è di sicuro una ricetta regionale classica, la mia, forse posso chiamarla “Taieddhra kasher-fusion- inter-regional-continentale”… Spero nessuno s’offenda o mi linci.

Quinto N.B. BETEAVON! Stavolta all’inizio e non alla fine. Questo è un ottimo piatto da servire per Shavuot, nella versione di latte, la prossima settimana!

 

Ingredienti (ho dimezzato le dosi, rispetto alla ricetta originale, perché il mio coccio era 20 cm di diametro)

  • 2 Cucchiai di Olio EVO per ungere il Coccio e altri 2 per irrorare prima di infornare

  • 1 Patata di media grandezza

  • 160 gr di Riso Carnaroli

  • 4 Pomodori Pachino privati dei semi e tagliati a filetti

  • 8 Acciughe fresche per la Taieddhra e 8 per fare un brodo di Pesce con  1/2 litro di acqua salata e una foglia d’alloro

  • Trito formato da abbondante Manciata di Origano tritato, un grosso Spicchio di Aglio, 1 Cucchiaio di Pane Grattugiato, 1 Cucchiaio di Pinoli, una Spolverata di Pepe nero (aumentare le dosi in caso non si usi il formaggio)

  • 2 abbondanti spolverate di Pecorino romano (o Parmigiano)

Preparazione

Ungere d’olio il coccio e accendere il forno a 160°. Preparare il brodo di pesce, con metà delle acciughe pulite, 1/2 litro d’acqua, sale e foglia d’alloro. Lasciare raffreddare completamente e filtrare. Tenere il brodo da parte. Sbucciare e lavare la patata. Affettarla sottile con la mandolina e usarne metà per foderare il fondo del coccio. Sciacquare il riso, scolarlo e metterlo in teglia sopra le patate, formando uno strato sottile. Aggiungere sopra il riso le acciughe pulite e aperte e i filetti di pomodoro.

 

 

Spargere una bella manciata del trito di origano, pangrattato, pinoli, aglio e pepe sopra a tutto e poi aggiungere una spolverata di pecorino (o parmigiano). Per la versione parve, omettere il formaggio e abbondare con il trito. Coprire tutto con il resto delle fette di patata e un pizzico di origano. Versare il brodo di pesce, fino a coprire a filo il tutto. Finire con un’ultima grattugiata di pecorino.

Infornare per circa un’ora, il tempo che si formi una bella crosticina in superficie e servire tiepido.

 

 

 

23 commenti

  • elifla · 13 maggio 2013 alle 07:56

    io dico che comunque sia hai fatto un signor piatto in un signor Coccio …. buona giornata Flavia

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  • valeria · 13 maggio 2013 alle 08:07

    Non finirò mai di ripeterlo, dall’MTC c’è solo e sempre da imparare. Mi piace moltissimo l’uso del pesce azzurro, un pò sottovalutato secondo me e ho letto con molta attenzione i tuoi N.B.
    buona giornata

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  • daniela · 13 maggio 2013 alle 08:17

    Introduzione chiara, esauriente ed apprezzatissima. La preparazione, con le nostre splendide acciughe, completa e ben eseguita. Il mix micidiale di provenienze, che attraversa mezzo globo terracqueo, interessante. Canoni rispettati sotto tutti i punti di vista. Meglio di così, Michela, non si poteva pensare
    Grazie
    Dani

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  • emmetichallenge · 13 maggio 2013 alle 08:33

    mi sono permessa di chiamarla Taieddhra Beteavon perchè i nostri lettori ormai sanno che da tempo la rassegna delle nostre ricette procede su più filoni: quello che hai inaugurato tu, con eleonora e ora anche con Anne, è uno dei più interessanti e dei più seguiti, sia per la ricchezza della vostra Tradizione, sia per l’impegnativo lavoro di ricerca e di rielaborazione a cui ogni volta sottoponete le varie ricette, sia per la gradevolezza delle vostre proposte. non c’è mai un appiattimento sull’ “è così e basta”, ma, semmai, uno stimolo a ricercare in quanti modi si possa declinare quell’ “è così” e scegliere, fra questi, il più gustoso e il più buono. E’ vero che noi diamo l’imput. Ma è ancora più vero che se non ci fosse una comunità di persone intelligenti, colte, consapevoli che una reinterpretazione in modo rispettoso sia un passo avanti nella diffusione di piatti altrimenti ancorati a determinate zone, a determinate culture o anche a determinati palati, l’mtc non sarebbe cresciuto così tanto e- quel che più conta- in questo modo. facendo dialogare culture diverse, di gran parte del mondo, mettendo a confronto diversità, trovando un’intersezione feconda di comprensione, conoscenza, e nuovi stimoli per andare avanti. “beteavon”, da noi, è sinonimo di tutto questo: e non mi riesce di chiamare in altro modo questa tua proposta, che ancora una volta riunisce tutti questi intenti, proponendoli nella consueta chiave del buon gusto (e prego notare che non mi soffermo sulla presenza delle erbe, che poi attacco coll ‘” e semmu de zena”, che è meglio di no :-))
    Grazie michela- e mai come questa volta, beteavon!

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  • Mapi · 13 maggio 2013 alle 11:50

    Quello “spero che nessuno si offenda o mi linci” mi ha fatto spanciare dalle risate, cara Michela! 😀 Perché davvero, offendersi e linciare (anche moralmente) delle persone per una ricetta è prima di tutto un atto di ignoranza, e in secondo luogo di inciviltà.
    Come dice Alessandra, la vostra Tradizione è ricchissima e piena di stimoli culinari e il riadattamento di qualunque ricetta alle proprie esigenze – siano esse di salute, religiose o semplicemente dettate dal gusto personale – è parte integrante della cucina.

    Questa tua versione mi piace molto: è gustosa e originale, l’abbinamento dei sapori è perfetto e poi, guarda un po’, è cotta in una teglia di coccio. Una tiella, per l’appunto. :-)

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  • TataNora · 13 maggio 2013 alle 11:59

    Tutto quello che posso dire di questa tua preparazione (così non offendo nessuno) è che, come sempre, mi insegni che tutto può essere rivisto e reso fruibile da chiunque. Siano problemi di regole religiose, di intolleranze, di *antipatie* …. tutto può essere superato e con gran intelligenza. Dote che a te non difetta di certo.
    Grande Michela.
    Nora

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  • dauly · 13 maggio 2013 alle 12:48

    e ma quel trito che hai aggiunto fa una grande differenza rispetto la mia, quanto sapore in più!!
    comunque cara mia abbiamo avuto una buona, buonissima idea, vero??

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  • Raffaella - Il sorriso vien mangiando · 13 maggio 2013 alle 15:19

    Michela, la tua interpretazione della tiella è superba.
    Bellissima da vedere, senz’altro saporitissima da gustare, ma soprattutto preziosissima da condividere.
    Questa ricetta, così minuziosamente descritta e curata, è la più chiara e onorevole dichiarazione d’amore e rispetto che tu potessi fare nei confronti di una tradizione profondamente degna e consolidata.
    Grazie davvero per questo splendido contributo (oltre che per il tuo gentilissimo pensiero nei miei confronti!). :*

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  • Cristian · 13 maggio 2013 alle 16:25

    Ciao Michela. Secondo me la puoi tranquillamente chiamare taieddhra. Avrebbe potuto farla un salentino questa ricetta se in mancanza di cozze avesse dovuto ripiegare su quello che c’era a disposizione, in questo caso sulla regina dei nostri mari l’acciuga, legandola a patate e pomodori con le erbe aromatiche e tu certo saprai di quanto origano è ricco il Salento. In fin dei conti, anche senza il formaggio e con quello splendido mix di erbe, pinoli e pangrattato, questa rivisitazione della taieddhra deve essere molto saporita.
    Grazie mille!
    Cristian

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  • Helga · 13 maggio 2013 alle 16:50

    Bellissima idea quella delle acciughe e stupenda realizzazione. E poi che dire con la provenienza degli ingredienti hai unito l’italia e di più! Complimenti

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  • Vitto · 13 maggio 2013 alle 16:55

    rielaborazione ancorata saldamente a una tradizione.
    Questo è il bello di questo gioco che a ogni giro ci arricchisce e ci fa studiare seriamente prima per rielaborare poi.
    Bella bella …chissà che buona!!!!
    brava Michela!

    …io ho qualche problema di cottura, ma non mollo…..
    Vitto

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  • Francy-Burroezucchero · 14 maggio 2013 alle 11:28

    Grazie per tutte le precisazione degli N.B., cucinare con dei dettami così particolari può sembrare difficile (e forse lo è), non per te che ogni volta per l’MTC sforni delle versioni stupende ! E la tua taieddhra non fa eccezione!
    Veramente brava!! Un bacione!

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  • Mari · 14 maggio 2013 alle 13:43

    Le acciughe in questa ricetta ci stanno alla perfezione. Un piatto così avrebbero potuto farlo le mie due nonne insieme, una ligure che faceva un ottimo tortino di patate e acciughe e l’altra pugliese che faceva la tiella con il riso :)

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    • Autore commentato da Michela · 14 maggio 2013 alle 15:42

      E ti posso dire che hai centrato in pieno? E’ proprio quello il mix a cui mi sono ispirata! :-)

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  • milena · 15 maggio 2013 alle 11:03

    Spettacolo!
    mi piace un sacco l’idea di aggiungere le acciughe!
    😉

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  • Eleonora · 17 maggio 2013 alle 12:57

    Bellissima interpretazione, impeccabili annotazioni a margine, necessarie per capire gli stravolgimenti che apportiamo alle cose che cuciniamo. alcuni potrebbero trovarlo impossibile o addirittura “offensivo”, io invece trovo la tua taieddhra semplicemente fantastica!

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  • Paola · 17 maggio 2013 alle 20:52

    Ciao Michela! Arrivo qui per la prima volta con l’MTC e sono davvero felice di trovare una cucina che conosco poco e di cui sono curiosa..mi sono unita a te su facebook perché non ho trovato altro modo..la tua versione m’ispira tantissimo!
    Buon fine settimana!

    Rispondi

  • Laura · 19 maggio 2013 alle 16:53

    Grazie per gli auguri, sempre ben accetti..
    Piacere di conoscerti e complimenti a te per la tua versione con le alici (che io amo) della taieddhra, da provare!
    Buona domenica..
    Laura

    Rispondi

  • Isabella · 19 maggio 2013 alle 19:22

    Con le acciughe fresche….. le adoro…
    Cosa non darei per provarla.
    Stupenda questa taieddhera. Brava.

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  • Semplicemente Cucinando · 21 maggio 2013 alle 17:55

    Sai cos’ha di bello l’MTC? Che permette di scoprire come uno stesso piatto possa essere preparato ed interpretato in mille modi diversi e questo spazia davvero tantissimo.
    A prestissimo!
    Laura

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  • Simona · 22 maggio 2013 alle 13:16

    Grazie per essere passata a salutarmi perchè in questo modo mi hai pernmesso di conoscerti:tantissimi complimenti per il blog,mi sembra che tu abbia taaaaaanto da insegnare!

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  • antonella · 22 maggio 2013 alle 16:30

    N.B….non sempre riesco a venirti a trovare ma quando entro nel tuo blog lo faccio quasi in punta di piedi….sento verso la tua persona,dal momento che ti ho anche conosciuta,una sorta di “timore,rispetto e ammirazione,simpatia”,(quasi mi sembra di entrare nel tuo mondo con la mia irruenza)per tutto quello che rappresenti…nel senso che il tuo mondo non è come il mio,siamo lontani anni luce sia per religione sia per tradizioni che avete radicate nel sangue,e ti ammiro per come interpreti le ricette e per l’amore che ci metti quando le prepari. Non lo dico per incensarti perchè non ce n’è di bisogno,ma veramente sei una persona speciale che trasmette tanti valori e pensieri positivi in chiunque ti circonda.Ne avrei di cose da imparare dalla tua saggezza e conoscenza…. quindi complimenti per questo piatto creato con amore in tutti gli ingredienti e passaggi per realizzarlo…ciaooooooo!!!!

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  • Ilaria · 24 maggio 2013 alle 20:48

    Ciao Michela la tua taieddrha e’ stupenda sento da qui i profumi di questo piatto soprattutto del trito profumato
    Mi piace molto il tuo blog:-)
    A presto Ila

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