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Buon appetito kasher a tutti

Categoria: Ricette Ebraiche

Biscotti alle Nocciole per Kippur

Questa sera, alle 19, inizia Yom Kippur, il giorno dell’espiazione. Una ricorrenza solenne, importantissima, in cui ci si pente, si chiede scusa, si prega e… si digiuna per 25 ore. Il digiuno ebraico non significa solo astensione da ogni tipo di cibo solido, ma anche dal bere qualsiasi liquido, anche un piccolissimo sorso d’acqua. Non è facile, specialmente quando le temperature sono ancora piuttosto estive e si arriva alla fine davvero stremati, per cui è necessario un qualcosa di “concreto”, anche se leggero, che permetta di ritemprare le forze e asciugare i succhi gastrici, in attesa del pasto serale dello “sdigiuno”. Per idratare, un thermos di tè dolce, non troppo carico, ma aromatico, mentre uno (o due, o tre!) di questi biscottini rimettono in sesto. Sono velocissimi da preparare e profumano tutta la cucina, quando si sfornano: a me ricordano il profumo della cucina della mia infanzia.

E allora Tzom kal, צוֹם קַל, che sia un digiuno leggero e facile da sopportare e G’mar Chatimà tovà!

 

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Ingredienti per 12 Biscotti:

  • 200 g di Nocciole sgusciate e pelate

  • 90 g di Zucchero

  • 40 g di Farina di Riso

  • Scorza grattugiata di 1/2 Arancia

  • 1 Cucchiaino di “Four Spices” macinate (Chiodi di Garofano, Cannella, Pepe nero, Noce Moscata)

  • 1 Uovo medio

  • 1 Cucchiaino di Miele (io ho usato quello di Fiori d’Arancio di Rigoni di Asiago)

  • Zucchero a velo per spolverizzare i biscotti

 

Preparazione:

Frullare nocciole e zucchero fino a ottenere una pasta. Unire tutti gli altri ingredienti eccetto lo zucchero a velo. Mescolare bene e, aiutandosi con le mani inumidite, disporre l’impasto su una teglia ricoperta di carta da forno e unta, formando i biscotti. Infornare in forno già caldo, 180°, per circa 25 minuti, fino a doratura. Lasciare raffreddare e cospargerli di zucchero a velo.

Beteavon!

 

 

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Gelatina di Succo di Mele e Miele per Rosh haShanah

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A volte ritornano. E’ il mio caso. Dopo più di un anno di assenza dal blog, rieccomi qui, in occasione del nuovo anno ebraico che partirà da stasera (5776).

Torno con una sorpresa, un “oltre la ricetta”, cioè i commenti e gli approfondimenti dell’amico Rav Levi Piha. Sarà interessante, per tutti, capire “cosa c’è dietro” a determinati ingredienti, perché, in determinate occasioni, si usano certi piatti simbolici. Spero sia gradito e d’aiuto a tutti.

Lascio la parola a Rav Levi Piha e i miei auguri, che sia un anno buono e dolce come il miele, colmo di pace, salute, prosperità e tante gioie: SHANA TOVA’!

Shalom a tutti!
Mentre stiamo per entrare nel nuovo anno ebraico, ci ritroviamo in cucina, nei pieni preparativi per gli attesi pasti della festa, tra torte, squisite insalate e dolci. Come ben sappiamo durante Rosh Hashana si usa mangiare cibi dolci, evitando di mangiare cose salate o aspre. Vengono date diverse ragione per tali usanze, alcune delle quali verranno spiegate appunto nelle prossime righe di questo articolo. Quella principale, più chiara e semplice e forse anche la più logica, è dove chiediamo a D_O una Shana Tova Umetuka, ovvero di darci un anno buono e dolce e lo dimostriamo infatti nei nostri pasti festivi, consumando cibi dolci.
Una delle usanze ebraiche ,soprattutto askenazite , è quella di cucinare ”tzimmes” che sono delle Carote dolci, cotte con zucchero, uvetta o prugne, servite durante il pasto di Rosh Hashanah, di nuovo con la speranza di un anno dolce.
Si usa anche mangiare la mela, che, accompagnata col miele, è uno dei piu usati simboli di Rosh Hashanna; ma ci siamo chiesti perché mangiamo le mele? In proposito, il Maharil spiega (Bereshis 27) di un epidodio in cui Yaakov si travestì da Esaù, al fine di “manipolare” Yitzchak, suo padre, a dargli la benedizione che spettavano teoricamente al primogenito, ma che Esaù aveva comunque precedentemente venduto a Yaakov per un piatto di lenticchie. Quando Yaakov si avvicinò ad Yitzchak, che era cieco e quindi non si sarebbe accorto che non era Esaù quello che stava ricevendo le berachot, quest’ultimo notò un dolce odore proveniente da Yaakov. A quel puntoYitzchak commentò (Bereshis 27:27): “Vedi, l’odore di mio figlio è come l’odore di un campo che Hashem ha benedetto.” Ha poi continuato a benedirlo con benedizioni di ricchezza e potere. Secondo molti commentatori, il “campo che Hashem ha benedetto” si riferisce ad un campo di mele, e l’odore di quel campo di mele è anche l’odore del Giardino dell’Eden. Il Gaon di Vilna continua a spiegare che questo episodio della benedizione si verificò proprio il giorno del Capodanno ebraico. È dunque opportuno mangiare una mela, un frutto il cui odore è associato con le benedizioni di Yaakov (che sono state date proprio a capodanno) e al Giardino dell’Eden, il giorno in cui noi stessi vogliamo benedizioni, come buon auspicio.
Un’altra usanza a Rosh Hashanna è di mangiare una torta chiamata Lekach – una torta dolce- che ha come ingrediente principale il miele, anche questa per simbolizzare un anno dolce. Il Rebbe Baal Shem Tov aveva l’usanza di distribuire ai suoi discepoli e membri della comunità un pezzo di lekach prima della festa, antica usanza trasmessa dalle precedenti generazioni. Nella Kabbalah viene spiegato il concetto e l’usanza di mangiare cibi dolci con le nozioni delle midot- attributi. Nel giorno del giudizio, il divino attributo dominante è quello di Ghevura, severità, perché Rosh Hashanna è il giorno in cui tutte le nostre azioni vengono soppesate; per questo motivo, mangiando cibi dolci, che rappresentano invece l’attributo di Chesed, dolcezza, ci auguriamo di raddolcire la criticità e austerità di questo giorno tanto solenne. E’ anche importante sapere che, molte volte, le benedizioni che Hashem ci manda in questo mondo sono nascoste, a volte in modi molto duri, a tal punto che a noi sembrano grandi difficoltà o addirittura sofferenze, ben lontane da benedizioni, ma in realtà, queste, sono benedizioni molto alte che non sono, purtroppo, rivelate ai nostri occhi limitati e ci appaiono molto difficili.
Durante Rosh Hashanna ci rechiamo al tempio dove ci dedichiamo con più concentrazione alla preghiera, chiedendo ad Hashem di essere clemente nel giudizio verso il nuovo anno e di darci una Shanna Tova Umetuka, un anno buono e dolce. Al tempio, si sente il suono dello shofar, che e paragonato al pianto di un bambino, per spingerci ed aiutarci a sentirci più vicini ad Hashem, a piangere e a fare teschuva, penitenza, prendendo su di noi buoni propositi per l’ anno nuovo. Dopo il tempio ci rechiamo nelle nostre case, dove assieme alla famiglia è usanza tenere un seder, che vuol dire ordine per il dato ordine in cui si mangiano i cibi particolari della festa, degli antipasti dolci, accompagnati da specifiche formule di preghiera ciascuno. E infine anche usanza fare la bracha di Hammotzi su Challot rotonde, anziché quelle tradizionalmente intrecciate e lunghe, per rappresentare il circolo della vita, che si rinnova ogni anno e, di nuovo, ci auguriamo che si rinnovi per il bene, e che possiamo tutti noi meritarci una Shanna Tova Umetukha!

(Fonte: Lekhayim Edizioni Mamash)

 

 

Ingredienti per 4 barattolini monoporzione

  • 250 ml di Succo di Mela

  • 3 cucchiai da tè di Miele liquido (Acacia o Millefiori)

  • 4 g di Agar Agar

  • Fettine sottili di Mela non sbucciata

 

Preparazione

In un pentolino, mescolare il succo di mela, il miele e l’agar agar. Portare lentamente a ebollizione mescolando continuamente e lasciare sobbollire per qualche minuto. Lasciare intiepidire e versare nei contenitori prescelti, inserendo in ciascuno una fettina di mela. Far raffreddare e porre in frigorifero per alcune ore, fino a completo indurimento della gelatina

Beteavon!

 

 

 

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Collo di Tacchino alla “Vaccinara de Piazza” (Ricetta Giudaico Romanesca)

Nella play list dell’M.T.C. del mese manca NECK e io ce lo devo aggiungere, obtorto COLLO 😀 …  “La coda non c’è, è andata via… Se vuoi magnamo adesso, se vuoi, però non è lo stesso, ma è kasher!”

La coda kasher non si trova, per l’impossibilità/incapacità/costo troppo elevato, qui da noi, almeno in Italia/Europa, di eliminare al giorno d’oggi certe parti di grasso e nervo sciatico (che non si possono mangiare. Il nervo sciatico è dovuto a Giacobbe e la sua lotta con l’angelo) soprattutto dalle parti posteriori dei bovini (l’operazione sarebbe Nikur). Per cui ci si arrangia, in special modo tra gli ebrei romani, che vuoi rinuncino a qualcosa di speciale come un piatto alla vaccinara? Coniughiamo la parola Vaccinara con la parola Kasherut ed ecco nascere questo piatto, il collo di tacchino al posto della coda e, con il sugo che avanza, ci condiamo pure due rigatoni… Ma in questi giorni è Pesach, niente pasta, facciamo un riso pilav, fino al 22? 😉

Questa è una ricetta della mia amica Daniela D. V., espertissima maestra di cucina giudaico romanesca e mia spacciatrice ufficiale di carne secca, carciofi e mille altre leccornie del Ghetto. Quando le ho detto che avevo aggiunto anche due chiodi di garofano al piatto, ha commentato: “Pe’ stavorta passa. ‘A prossima…!!” GraZZie, cara amica e a te, Cristiana che ci hai proposto le frattaglie e “gli scarti” poveri in tutte le salse: una delizia!

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Ingredienti per 4 Persone

  • 4 Colli di Tacchino

  • 3 Bicchieri di Passata di Pomodoro

  • 3 Coste di Sedano verde

  • 1 Cipolla di media grandezza tritata

  • 1 Spicchio d’Aglio tritato

  • 2 Chiodi di Garofano (da non aggiungere se avete un’amica giudaico romanesca purista)

  • Olio EVO q.b. (per me 6 cucchiai)

  • Qualche Cucchiaio di Acqua o Brodo di Pollo per allungare il sugo se necessario (io brodo)

Preparazione

Fare stufare lentamente la cipolla e l’aglio nell’olio. Aggiungere i colli tagliati a pezzi e lasciare colorire per alcuni minuti. Unire le coste di sedano lavate, mondate dei filamenti e tagliate a pezzi, più la passata di pomodoro e i chiodi di garofano. Abbassare la fiamma e lasciar andare a fuoco lento per almeno due ore (io l’ho fatto andare semi coperto), aggiungendo, se necessario, un po’ di liquido. Alla fine, il sugo deve risultare piuttosto denso.

 

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Tip: Se avanza del sugo, usarlo per condire, fuori Pesach, Du’ Rigatoni… ‘A morte sua!!… In questi giorni ci accontentiamo del riso

Beteavon!

 

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Lùbia bel kammùn

Cioè lo spezzatino tripolino rosso, con i fagioli e il cumino e… la M.Imma che mi esplode nel frigo.

 

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Iniziamo con un po’ di spiegazioni: ho iniziato ad apprezzare la cucina ebraica tripolina alcuni anni fa, attraverso le ricette di Benedetta-Labna, i video di Hamos Guetta nel web e il bellissimo libro di Linda Guetta “La Cucina Ebraica Tripolina”. Ci sono piatti che sono entrati, da allora, a far parte delle mie ricette collaudate e graditissime da ospiti e famiglia: Tershi e Merduma, Shakshuka, Riiba e Safra di semola. Se si considera che amo moltissimo le lente cotture e la mia spezia preferita è il cumino, direi che il tema del mese del M.T.C, proposto dalle sorelle de La Cucina Spontanea, casca veramente a fagiolo, anzi, a Cannellino!

Parliamo invece della M.Imma, la mia pasta madre. Tutte le paste madri devono avere un nome, mi dicono, perciò l’ho chiamata M come Mamma e Imma, sempre come Mamma, ma traslitterato dall’ebraico. A vederla qui, sembra tanto sofficina, quieta nel suo contenitore e avrei voluto usarla per una bella pagnotta da pucciare nello spezzatino

 

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e invece avrei dovuto capirlo subito, vista la genia, che la M.Imma era un vulcano in eruzione. Infatti, come la sua mamma, l’Attila di Anna, è tracimata ed esondata proprio il giorno della lubia, conciandomi il frigo a mo’ di “Blob, il Fluido che uccide”. Mica potevo sprecare tutta quella bella pasta colante nel cassetto della verdura:

Ricetta per la “Piadina morbida da Puccia”

Staccare pezzetti di pasta madre esplosa dalle pareti del frigo. Macinare un pizzico di semi di cumino e mescolarli con la massa. Infarinare leggerissimamente spianatoia e mattarello e schiacciare la pasta fino ad avere una focaccina sottile. Arroventare una piastra di ferro o ghisa, cuocere meno di un minuto per parte la focaccina, senza alcun condimento. Salare lievemente la superficie e tenere in caldo avvolte in un telo di cotone. Servire con lo spezzatino.

N.B. Le stesse focaccine sono state ottenute per mia figlia anche con Shishì, la P.M. senza glutine nata un venerdì. Per queste, però, ungo leggermente un’altra piastra non contaminata e le tiro con le mani.

 

LUBIA BEL KAMMUN (tratto dal libro di Linda Guetta Hassan e un po’ variato nelle quantità)

Ingredienti per 4 Persone (Porzioni abbondanti, ma non è avanzato nulla)

  • 800 gr di Spezzatino di Manzo (cubetti di circa 2 cm)

  • 200 gr di Cannellini secchi, tenuti in ammollo per più di 12 ore

  • 1 Cipolla dorata grande tagliata al velo

  • 2 Spicchi di Aglio tritati finemente

  • 2 Cucchiai abbondanti di Concentrato di Pomodoro (io Triplo Mutti)

  • 1/2 Bicchiere di Olio extra vergine

  • 1 Cucchiaino abbondante di Cumino macinato

  • 1 piccolo Peperoncino secco sbriciolato

  • Sale q.b. (non l’ho usato, perché lo spezzatino kasher che avevo era già sufficientemente salato)

 

Preparazione

Ho usato la pesante cocotte di ghisa, ma va bene anche un tegame a bordi alti con il fondo spesso, ottimo uno di rame. Stufare lentamente l’olio con la cipolla tagliata al velo e il concentrato diluito con una tazzina di acqua. Mescolare bene con un cucchiaio di legno. Quando la cipolla sarà ben stufata, unire carne e fagioli e coprire tutto con acqua ben calda. Quando inizia il bollore, aggiungere il peperoncino, l’aglio e il cumino (e il sale, se necessario). Continuare la cottura a fuoco bassissimo e semicoperto per circa due ore e mezza, aggiungendo, se necessario, un po’ di acqua bollente, se il sugo dovesse diventare troppo denso. Servire caldo.

Questo è un ottimo piatto molto adatto per Shabbat, accompagnato da cous cous o riso pilav

BETEAVON!

 

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BANNERSFIDA

BBBB: Benedict, Bagels, Breakfast… in Brooklyn

… Che poi non è vera, la terza B: è stata un Brunch, che sempre B è, ma io proprio non riesco a mandar giù niente che non sia caffè nero senza zucchero, al massimo un tè, sempre amaro, prima dell’1:00 p.m. Così è per tutta la famiglia. Latte, caffè, due biscotti o una fettina di torta, se proprio si “deve” far colazione ed esagerare. Ma cosa non si fa per Roberta, che non è una donna, ma una giramondo: sempre in viaggio con una valigia pronta, un condominio in Italia, uno in Francia e pure uno in Olanda, una miniera di idee e simpatia (lo so perché “c’ero anch’io”, una sera) e se American Breakfast deve essere, complice l’M.T.C., la family si adegua: in una pigra domenica d’ottobre, questo si ritrova al risveglio, perché It’s raining again , la sera sarà una long Way Home in coda verso Milano e, non so se si è capito, adoro i Supertramp

 

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I BAGEL

Il bagel è un tipico “panino” ebraico. Il bagel è yiddish, polacco, in particolare ed esiste da secoli. Rotondo, simboleggia la continuità della vita e sembra venisse donato alle partorienti. Arrivò a NY agli inizi del ‘900, con gli immigrati dall’Est europeo e da lì…

Per l’impasto di 4 Bagel grandi o sei medi: 230 g di farina, 7 g di lievito di birra fresco, circa 100/125 ml di acqua calda (dipende dalla farina), 1 cucchiaino di miele d’acacia, sale q.b.

Per la bollitura: 2 l di acqua, 1 cucchiaino di miele d’acacia, 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio.

Impastare farina, lievito, acqua calda e miele a mano o con l’impastatrice per circa 5 minuti. Unire il sale e continuare a impastare fino a ottenere una pasta elastica. Lasciar lievitare coperto per un’ora e mezza circa. Trasferire su un piano infarinato e ricavare 4 o 6 pezzi dall’impasto, a seconda della dimensione desiderata. Fare una palla, bucarla con un dito e farla girare sul piano, tenendo il dito in mezzo, fino ad avere una ciambella. Far lievitare i bagel, coperti, ancora un quarto d’ora circa, intanto scaldare il forno a 180/190° e portare l’acqua a ebollizione con il miele e il bicarbonato. Tuffare i bagel a due per volta, girandoli dopo un minuto, scolarli con la schiumarola e trasferirli su una placca coperta di carta da forno. Spennellare i bagel con un uovo sbattuto con un cucchiaio d’acqua, cospargerli con semi di papavero o sesamo e infornare finché sono dorati (circa 25 minuti. Ho iniziato con forno statico per 15 minuti e finito con il ventilato)

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L’UOVO ALLA BENEDICT

Per ogni porzione: 2 uova, due fette di salmone affumicato, un bagel medio diviso a metà, un cucchiaio di aceto di vino bianco per l’acqua (va bene anche l’Aromel di barbabietola, per questa volta!), due cucchiai di cream cheese per nappare le uova e un rametto di aneto fresco tritato.

 

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Cottura delle uova: riempire una pentola con una decina di cm di acqua, aggiungere l’aceto e scaldare fino a quasi ebollizione. Rompere ogni uovo in un piattino, controllarlo, lasciandolo intatto. Creare un vortice nell’acqua e far scivolare l’uovo. Cuocere per circa tre/quattro minuti (l’albume si deve rassodare, ma il tuorlo deve restare molto morbido). Scolare bene l’uovo con una schiumarola. Consiglio di cuocere due uova per volta, non di più

 

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Per comporre l’uovo alla benedict, dividere ogni bagel a metà e scaldarlo in una padella antiaderente. Deporre su ogni meta’ una fetta di lox (ad averlo!! Io ho usato salmone scozzese Sal Sea Food, certificato dal Rabbinato di Leeds: si trova all’Esselunga), coprire con un uovo in camicia e nappare con una salsa di cream cheese appena scaldata, aromatizzata all’aneto fresco tritato fine.

 

APPLE TEA

Per ogni bicchierone, un terzo di succo di mela, due terzi di acqua, un pezzetto di cannella, mezzo cucchiaino di miele, una bustina di tè nero, forte, ma non aromatizzato o affumicato.

Far bollire (piccolo bollore) succo, acqua, cannella e miele, mescolando di tanto in tanto. Spegnere il fuoco, lasciare in infusione la bustina di tè da tre a cinque minuti e, se piace, aggiungere anche un pezzettino di mela verde (non l’ho messa). Servire caldo o freddo a piacere

FOURTH OF JULY YOGURT

Per ogni porzione: un vasetto di yogurt cremoso (dolcificato a piacere o al naturale), una manciatina di mirtilli freschi e una di frutti rossi (ho usato ribes, ma vanno bene pure fragole a pezzetti o lamponi) e due gocce di essenza di vaniglia.

Mescolare lo yogurt con la vaniglia. Inserirlo in una tasca da pasticcere per distribuirlo meglio nel bicchiere. Iniziare con un po’ di yogurt sul fondo, aggiungere qualche mirtillo. Un altro strato di yogurt e qualche ribes. Alternare gli strati e finire con un abbondante mix di frutti. Volendo, si può decorare con ciuffetti di panna montata

ALTERNATIVA:

Sostituire lo yogurt con una fetta di pancarrè* (tostata, se si vuole) spalmata di cream cheese. Decorare con mirtilli, marmellata rossa (la mia era Melagrana) e fettine di banana, in modo da ricreare una pseudo Stars and Stripes

*Pancarrè integrale del panificio Dolcevita in via Soderini

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Beteavon!

 

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